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Biografia di P!nk

Biografia di P!nk

Come chiunque l’abbia seguita in tour o abbia guardato un concorso musicale negli ultimi anni sicuramente sa, P!nk ha una specie di secondo lavoro, quello di trapezista. In un certo senso però questo descrive anche la sua vocazione principale. Nel corso della sua carriera, articolatasi attorno a cinque album innovativi, ha vissuto pericolosamente, raggiungendo alti livelli di autorivelazione, senza eguali nel mondo delle number one delle classifiche pop e dei successi internazionali più volte premiati col platino. Sfrontatezza e insicurezza vanno di pari passo nelle sue confessioni profondamente autobiografiche, tanto candide da far quasi restare senza fiato, come se davvero si stesse guardando un acrobata che cammina sul filo.

Nello stesso tempo, l’espressione “lavorare senza rete” non è applicabile quando si dispone del genere di rete sonora fornita da personaggi del calibro di Max Martin, Dr, Luke, Billy Mann, Linda Perry e Butch Walker. Il fatto di lavorare con questi collaboratori eccellenti, unito al suo orecchio infallibile per i motivi accattivanti, ha contribuito a trasformare i momenti di estrema messa a nudo emozionale di P!nk in indiscutibile materiale da top-of-the-pop.

Se “musica orecchiabile di un’onestà brutale” potrebbe suonare un ossimoro nelle mani di chiunque altro, Greatest Hits… So Far!!! dimostra che P!nk è una donna capace di far funzionare le contraddizioni. I 16 pezzi contenuti nell’edizione standard (18 nella deluxe) raccontano la storia di una superstar che ha incarnato tutti gli aspetti di una donna del 2000: con le palle e timida… appariscente e terra terra… arrabbiata e umile… schiva e sfrenatamente spettacolare… e per finire, in maniera fedele alle diverse connotazioni del colore che porta il suo nome, anche graziosa e… cruda.

Tutte le canzoni presentate qui sono pagine di diario. «Quando ho firmato il mio primo contratto discografico a 16 anni, fondamentalmente è partito un processo di crescita, e ho fatto uscire degli album che hanno marcato ogni capitolo di quella crescita», dice P!nk (Alecia Moore). «Riassumo ogni capitolo della mia vita con un disco, e non mi sono mai prefissata di raggiungere un certo scopo. Sto crescendo assieme al mio pubblico, e ciò che succede dentro e intorno a me determina le mie scelte di volta in volta».

In questo momento P!nk è chiaramente in vena di brindare, a giudicare dalla prima delle due nuove canzoni che sta per presentare, “Raise Your Glass”, un inno da celebrazione che arriva da una performer piuttosto riconosciuta per la sua capacità di far decollare una festa. L’altro nuovo pezzo, “F---in’ Perfect”, si rivela meno risibile di quanto il suo titolo potrebbe all’inizio suggerire: è un altra botta di autostima nella grandiosa tradizione di P!nk della fuga dalla banalità, del diritto a mostrare anche i lati negativi. P!nk è coautrice di entrambe le canzoni, che sono state prodotte da Max Martin e Shellback, la stessa squadra messa assieme nel 2008 per “So What”, il suo più grande singolo fino a oggi.

«lavorare con Max e Johan [il vero nome di Shellback] è come arrivare a una festa alla quale avrei sempre voluto partecipare», dice P!nk. «Ci sentiamo davvero a nostro agio gli uni con gli altri e siamo amici. Nelle collaborazioni questa è per me la cosa più importante. C’è davvero un’atmosfera rilassata da noi in studio, non ci capita mai di “cercare”, o di “sforzarci troppo”. Se c’è… c’è, e per fortuna tra di noi c’è sempre. E c’è sempre anche il vino – vini davvero pazzeschi».

La regola è non fare uscire un disco prima del tempo. Ma torniamo indietro all’anno 2000 e al suo primo album Can’t Take Me Home: è chiaro che la sua identità stava ancora fermentando. Già un successo non appena uscito, il suo debutto tendente al genere urban è stato due volte platino negli Stati Uniti e ha affermato P!nk come una forza vendite con cui fare i conti in varie parti del mondo – regalandole anche le sue prime due hit da Top 10, una delle quali, “There You Go”, è rappresentata nella nuova raccolta. Ma non era tanto personale o eccentrico quanto i lavori che sarebbero seguiti.

«Ai tempi del primo album, ero davvero così felice di non stare timbrando il cartellino da McDonald's, di vivere da sola, ed ero appena arrivata dalle strade di Philadelphia», ricorda. «Ero molto inesperta, ma mi scorrazzavano in giro da tutti i produttori più ‘”hot”. In quell’album stavo ancora più che altro esplorando il mondo della musica — mi piacciono l’ R&B e l’hip-hop— cercando di orientarmi in quel nuovo mondo. Per la maggior parte del tempo ero fondamentalmente senza fissa dimora, vivevo nel Bronx, dove ho ottenuto il mio primo contratto di pubblicazione a 18 anni, e abitavo con autori di canzoni; tre di quei pezzi sono finiti nel mio album. Non ero del tutto una marionetta».

Se anche ci fossero stati dei fili attaccati a quello che faceva, P!nk li ha tagliati con M!ssundaztood, che può essere considerato come una delle più grandi sorprese da parte di una post-esordiente nella storia del pop. Ha rappresentato una svolta radicale verso la sfera personale, e non tutti erano certi che questa fosse la più saggia mossa commerciale... finché non ha dimostrato di esserlo, con l’album diventato 5 volte platino in America, raggiungendo quota 12 milioni di copie vendute nel mondo. Linda Perry, la ex cantante delle 4 Non Blondes che si era appena data alla produzione, ha aiutato a confermare l’istinto di P!nk a mettere la propria vita e i propri polmoni in piazza, e presto è diventato evidente che il pubblico di tutto il mondo preferiva la P!nk che cercava di uscire dallo stampo rispetto a quella che nello stampo stava stretta. Il pezzo “Get the Party Started(“Che La Festa Cominci”) è stato degno del titolo (e inevitabilmente apre questa raccolta di successi), ma le ammissioni nude e crude e le dichiarazioni spavalde di “Don’t Let Me Get Me”, “Just Like a Pill”, e “Family Portrait” hanno davvero affermato il nuovo modello di P!nk’s.

«Missundaztood ha celebrato la mia uscita allo scoperto», dice. «Sapevo di essere capace di meglio. Il mondo non aveva idea di chi fossi, di che pasta fossi fatta – e in certo qual modo, non lo sa ancora. Ma avevo molto da dire, e così non volevo che gli altri parlassero per me. Avevo 21 anni, ero audace e coraggiosa, e pronta a raccontare all’universo intero che quella ero io, con i miei lati positivi e negativi, e se non gli piaceva potevano anche baciarmi il culo. E così ho fatto, con discreto successo».

Nonostante il titolo, Missundaztood non è stato frainteso quanto l’album successivo. Con il suo titolo appropriato, Try This è da alcuni ricordato come il suo “album rock”, e sostanzialmente è frutto di una collaborazione con Tim Armstrong del gruppo punk Rancid. Ha finito per essere l’album che ha riscosso meno successo, sia dal punto di vista delle vendite che della trasmissione radiofonica, ma è stato un successo nell’affermare—con canzoni come “Trouble”—che la cantante ancora